TRIGALLIA 2005

L’antica fornace celtica
Rivive un atelier per ceramiche di 2200 anni fa


VIDEOCLIP: intervista a Roberto DeRiu, coordinatore del gruppo di archeologia sperimentale che ha realizzato il progetto della fornace.


FOTO 1 La struttura in canniccio


FOTO 2 alla strutta in canniccio vengono apposti strati di copertura argillosa...


FOTO 3 particolare della cupola e della camera di cottura...


FOTO 4 il forno è terminato e i pezzi crudi sono pronti per essere introdotti nel forno...

Gesti Ritrovati a Trigallia
Da martedì 21 e fino a domenica 26 giugno abbiamo visto come nasce e funziona un laboratorio celtico specializzato in ceramiche durante la seconda Età del Ferro. L’installazione dell’antica fornace celtica e il suo impiego per la cottura è stata portata al festival dal ‘clan’ di archeologia sperimentale “Gesti Ritrovati”.
Allineato al forno sperimentale funzionante è stato riprodotto un secondo forno, volutamente ‘incompiuto’, in modo da evidenziare materiali e fasi di costruzione: fossa di fondazione, intelaiature di vimini, strati di copertura argillosa, spessori e così via. Tra le due fornaci c’era una buca per l’estrazione e la preparazione dell’argilla.

La tradizione dei Celti
La principale caratteristica di questi forni è la presenza di due focolari, contrapposti a una camera di cottura centrale. Il vasellame viene introdotto attraverso un vano apposito, sigillato poco prima della fase di cottura.
Il forno bifocolare rappresenta il sistema più avanzato e complesso concepito dalla tradizione costruttiva celtica; con la sua particolarità esprime l’estremo tentativo del ceramista di ottenere, nella camera di cottura, condizioni più omogenee rispetto al forno dotato di un fuoco solo.
I riscontri archeologici attestano la diffusione di queste strutture in particolare nella Francia sud-occidentale (Sissach, Barbezieux…) dal Periodo lateniano medio (270-250 a.C.) all’età augustea (I sec. d.C.); in questa regione si consolidò una tradizione artigianale locale molto forte, attestata dal ritrovamento di decine di fornaci caratterizzate da varianti locali.

Il forno trigallico
Il “forno trigallico” è stato costruito in tempi brevissimi, circa 3 giorni. Perciò non ha potuto beneficiare di vantaggi tecnici evidenti in forni utilizzati più volte, ma la sua ‘antica efficienza’ è stata dimostrata comunque dalla qualità delle ceramiche prodotte, cotte a temperature elevate (fino a 1006°). Sorprendente la consistenza assunta dalla fornace a fine cottura, soprattutto in rapporto allo spessore, ancora sottile, della copertura (circa cm 6). Questa solidità, raggiunta dopo la cottura, è il primo fattore che può garantire, con semplici interventi di manutenzione, un uso sistematico dell’impianto.

Si potrà cuocere ancora?
Certamente. La possibilità di riutilizzazione del “forno trigallico” è provata da un’altra fornace-prototipo realizzata da “Gesti Ritrovati” a Faenza (RA), presso il podere Magnana; la struttura è stata impiegata sistematicamente per testare le tecniche di costruzione e il funzionamento nel corso di visite guidate, stage e dimostrazioni. Finora quel forno ha affrontato dieci cotture, insieme a interventi di manutenzione e potenziamento che hanno portato lo spessore della copertura a cm 18 circa (il triplo di quella “trigallica”); queste operazioni ottimizzano anche le condizioni d’isolamento e, di conseguenza, la quantità di legna impiegata.

FOTO 5 monitoraggio delle temperature interne tramite sonda...

FOTO 6 a cottura terminata viene aperta la camera...

FOTO 7 ecco i pezzi cotti nella fornace realizzata a Trigallia 2005!


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